Home Blog Film Kirikù e la strega Karabà: un film di animazione sul coraggio di crescere

Kirikù e la strega Karabà: un film di animazione sul coraggio di crescere

La dolce storia di Kirikù rivela e riproduce in animazione il viaggio che conduce alla VERITÀ DI SÉ e alla trasformazione della sofferenza in presenza e bellezza.

Il piccolo Kirikù nasce in un villaggio africano che vive da tempo nel terrore. La perfida strega Karabà ha divorato tutti gli uomini, pretende dalle donne ori e gioielli e ha fatto prosciugare la sorgente d’acqua, rendendo difficile il lavoro e la vita quotidiana. Anche se neonato, Kirikù vuole porre fine al sortilegio, non ha paura e annuncia alla madre di voler partire per sfidare la strega e conoscere il segreto della sua perfidia. Dopo aver superato ostacoli e pericoli, Kirikù arriva finalmente alla Montagna Proibita, dove vive il nonno, conosciuto come il Saggio della Montagna. Questi lo accoglie, lo elogia per il suo coraggio e quindi gli rivela la verità: Karabà non ha mai mangiato gli uomini, li ha trasformati in oggetti ubbidienti, e non è malvagia. FA DEL MALE PERCHE’ SOFFRE, ha una spina avvelenata nel corpo che le dà i poteri di strega a cui lei non vuole rinunciare.

Il tenero incontro con il nonno aiuterà Kirikù a ritrovare la fiducia nelle sue capacità interiori e a non ricorrere ad “amuleti” esterni come strategie per combattere il male.

La strega Karabà non è cattiva, soffre, ma è bloccata in una posizione che la rende contemporaneamente vittima e artefice della sua sofferenza, poiché la agisce con potere senza scegliere di liberarsene.

In una prospettiva familiare, la sofferenza è il risultato del trasferimento del dolore attraverso le generazioni. Pur nascendo all’interno della famiglia, la sofferenza non è causata direttamente dai propri genitori. Tuttavia essi ne sono responsabili nel momento in cui ne diventano degli inconsapevoli portatori.

Kirikù, con le sue domande e il desiderio di diventare grande, aiuta la strega Karabà a liberarsi dalla sua sofferenza e dal suo potere per tornare ad essere finalmente se stessa. Un passaggio affatto indolore: l’estrazione della spina fa sentire a Karabà il dolore originario provato nel momento in cui le è stata conficcata. Una volta libera dal dolore, Karabà scopre di possedere il potere di far crescere Kirikù, renderlo uomo e poterlo amare.

Questo è il fine della psicoterapia e della maturazione in genere: non cercare colpe o colpevoli, ragioni o torti, vittime o carnefici, ma restituire alla persona la capacità di essere curiosa su se stessa, di interrogarsi, cercare un senso e una direzione di crescita, sbloccando una posizione statica di sofferenza e rabbia, che può essere definita con l’espressione “SOFFRIRE PER NON SOFFRIRE”. Cosa significa? Significa che per quanto penosa e disperata può essere una situazione, spesso le persone si attaccano a quel tipo di sofferenza perché se non altro riescono a controllarla. Sanno darle un nome e temono che lasciandola dovranno confrontarsi con un vuoto che non sanno gestire, che potrebbe rivelarsi più doloroso e antico di quello presente.

Eppure è solo abbandonando convincimenti mentali (su di sé e sugli altri) e soluzioni rigide e reattive alla sofferenza che è possibile scoprire chi si è veramente e restituirsi la possibilità di crescere.

Consiglio la visione del film a tutta la famiglia, soprattutto ai genitori, educatori e psicologi. Per la particolarità di alcune scene è preferibile non proporre il film a bambini di età inferiore agli 8 anni.

Film completo in italiano Kirikù e la strega Karabà

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