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Ferite a morte

Ferite a morte

“Ferite a morte” nasce dal desiderio di raccontare le vittime di femminicidio. Il drammatico fenomeno conta in Italia 124 vittime nel 2012, 25 dall’inizio dell’anno di cui tre solo nell’ultima settimana. Dal web parte l’appello al governo per la convocazione degli Stati generali contro la violenza sulle donne. A lanciare la petizione online è il progetto teatrale scritto da Serena Dandini, in collaborazione con Maura Misiti, ricercatrice del CNR, che porta in scena sui palchi di tutta Italia le storie delle donne uccise, narrate da un grande cast di donne della cultura e dello spettacolo come Ambra Angiolini,  Lella Costa, Geppi Cucciari, Concita De Gregorio, Angela Finocchiaro, Lilli Gruber, Paola Cortellesi, Lorella Zanardo, Susanna Camusso.

Come in una Spoon River del femminicidio, i monologhi nascono dalla voce diretta delle vittime, donne assassinate proprio in quanto donne, per mano di uomini, i loro uomini. Per una volta, sono loro a parlare in prima persona, a raccontare la loro versione dei fatti.
Serena Dandini ha scritto una breve storia per ciascuna di loro, pensata in chiave teatrale per sensibilizzare, attraverso il linguaggio della drammaturgia, dal comico al drammatico, le istituzioni italiane e l’opinione pubblica circa un fenomeno che solo in Italia registra una vittima ogni due, tre giorni.

«Ancor prima che materia giuridica, è emergenza culturale. Coinvolge tutti, uomini e donne», si legge nel testo che accompagna la petizione. «Per questo bisogna affrontarla subito, partendo dalla prevenzione come altri Paesi hanno già fatto. Chiediamo al governo di convocare con massima urgenza gli Stati Generali contro la violenza sulle donne, contro ogni forma di sopruso, fisico e psicologico, verbale e virtuale, deve essere la priorità dell’agenda politica di governo e Parlamento».

All’appello ha già aderito una lunga lista di nomi, uomini e donne, noti e meno noti. Tra queste anche quella dell’attrice Lella Costa, una delle protagoniste dello spettacolo teatrale di Serena Dandini, che prova a spingersi un po’ più in là, arrivando a proporre una sorta di sciopero al femminile. Uno stop simbolico, a metà tra provocazione, solidarietà e protesta. « È un’idea che mi frulla in testa da un po’ di tempo a questa parte. Immaginate cosa succederebbe nel nostro Paese se per un giorno intero tutte le donne – ma proprio tutte – smettessero di fare tutto quello che fanno abitualmente. Ma proprio tutto. In casa e fuori, in famiglia e sul posto di lavoro. Nei negozi, negli asili, negli aeroporti. Negli ospedali e nei ministeri, nei ristoranti e nelle scuole, nei tribunali, nelle redazioni, nei supermercati, nelle onlus. Dovunque. Un paese paralizzato. Immaginate, immaginiamo: è facile, basta provarci, lo diceva anche John Lennon. Perché se le parole non bastano – neppure quelle indispensabili, quelle non negoziabili – allora bisogna trovare un’altra maniera per farci ascoltare. Perché fare senza dire non serve, ma dire senza fare non basta. E noi non possiamo permetterci di perdere altro tempo, altre vite».

Come sottolinea Dacia Maraini, che da anni si occupa con ostinazione di questo dramma, il femminicidio in Italia è solo la punta di un iceberg che nasconde una montagna di soprusi e dolore che risponde al nome di violenza domestica. Dietro le persiane chiuse delle case italiane si nasconde una sofferenza silenziosa, fatta di paura e vergogna a denunciare, di isolamento e colpevolizzazioni per non riuscire a proteggere se stesse e i figli.

La maggior parte dei casi di cronaca sono morti annunciate, altri sono casi giudiziari liquidati come “raptus di follia”. Queste sentenze confondono e non aiutano la società a riconoscere questo antico e rigido copione relazionale: se le donne sono vittime predestinate ad essere prevaricate e sopraffatte, gli uomini sono a loro volta sottomessi e seguaci di una cultura che li vuole dominatori, violenti, ossessionati dal possesso. Ora più che mai non vanno abbandonati e vanno aiutati a trovare altre strade per gestire la loro rabbia e trasformare in dialogo la frustrazione di un rifiuto o un fallimento.

Sono tante le cose che si potrebbero fare, a partire da se stessi e dalla rete in cui si vive: tutti siamo chiamati a costruire questo cambiamento culturale, c’è una responsabilità comune che si chiama informazione e sensibilizzazione per conoscere e riconoscere i segnali più sottili di questo dilagante fenomeno.

C’è un errore sul modulo, qui c’è scritto:«Deceduta il 3-6-2009, sul cadavere riscontrate evidenti tracce ecc. ecc. Morte dovuta a numero 8 pugnalate ecc. ecc. Il colpo mortale inferto nella regione ecc. ecc.». Non è così! Ditelo al criminologo, l’indagine è tutta da rifare! Che m’importa che l’ha detto Bruno Vespa…non è così, lo saprò io o no?
«Ora del decesso 14,30» Nooo, non ci siamo, io sono morta prima, molto prima, per l’esattezza sei anni e un mese prima, praticamente subito dopo il matrimonio, proprio durante il viaggio di nozze. – Tratto da Ferite a morte – Luna di miele

Comments

  1. wrote on Gennaio 10th, 2013 at 2:13 pm

    Francesco

    Articolo interessante!

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