Home Blog Informazione Da un’altra altezza

Da un’altra altezza

Da un'altra altezza

Sara Rattaro racconta il delitto di Ragusa

Sabato 29 novembre 2014 . Nel ragusano muore un bambino di 8 anni, sembra per mano di sua madre. Il suo corpo viene occultato e ritrovato nello stesso giorno.

E’ una notizia che fa male, che ho vissuto personalmente in silenzio. Non ci sono parole, interpretazioni o giudizi tecnici che possano confortare l’animo per quanto è successo.

Non la sola mano di una madre, ma altre invisibili mani hanno contribuito a costruire questo terribile delitto, attraverso una violenza che si è tramandata lungo le generazioni fino ad arrivare a Loris.

Ma non è questa lettura che intendo proporre, perlomeno non oggi.

A distanza di quasi due mesi, quando ormai si sono spenti i riflettori dei giornalisti, decido di divulgare un pensiero non mio. E’ un pensiero che aiuta a riflettere, che allarga le prospettive, che invita a guardare la vicenda da un’altra altezza, quella di un bambino piccolo che in un solo giorno ha visto scomparire il fratello maggiore e poi sua madre.

Il pensiero è di Sara Rattaro, giovane scrittrice genovese:

“Oggi è giorno di visita. Mio padre è nervoso, come sempre. Lo sento parlare da giorni al telefono e spesso anche da solo. Ho la sensazione che non sia contento che io riveda la mamma. Io, invece sì. È la mia mamma.

Non so da quanto tempo non la vedo, non ricordo che giorno fosse ma il rumore delle auto, delle voci degli uomini in divisa e dei flash delle macchine non li ho dimenticati. Sembrava di essere in uno di quei film che vedi in televisione. È avvenuto tutto in pochissimo tempo.

Il poliziotto aveva l’aria seria, papà si è portato le mani tra i capelli mentre mamma ha fatto qualche passo indietro, per nascondersi. La nonna mi ha preso per un braccio e mi ha portato in un’altra stanza. Mi parlava dei miei giochi e insisteva perché io la guardassi e le rispondessi. Era fastidiosa. Io volevo stare di là, con mamma e papà.

Da quando mio fratello era scomparso, qualche giorno prima, erano sempre tristi e agitati. Ma poi, per fortuna, mio fratello è stato ritrovato in un posto non troppo lontano ma dove non eravamo mai andati. Per giorni il suo nome ha riempito la casa, la strada e tutti i negozi, poi nessuno l’ha più nominato. È stato un attimo. Non ce n’era bisogno, l’avevano trovato. Si era allontanato di tantissimo ed era caduto in un canale. Chissà cosa c’era andato a fare laggiù. Senza di me, poi.

La cosa strana è stata che, quando ci hanno detto dov’era, l’unico che ha sorriso ero io. Ho pensato che lo avrebbero sgridato per tutta la paura che ci aveva fatto prendere. Invece no, hanno continuato a piangere.

Quella sera qualcosa è cambiato. Io aspettavo che mio fratello tornasse a casa per giocare ma tra tutta quella gente dentro e fuori casa, lui non c’era. Poi, dalla finestra, ho visto la mamma uscire. Aveva una maglia sul volto. Ho pensato fosse un gioco e ho sorriso. Sono corso dalla porta per andare da lei ma la nonna mi ha fermato. Ho protestato più che potuto ma lei, con le lacrime agli occhi, è stata più forte di me. Ho voltato la testa e ho visto la mamma salire sull’auto della polizia.

Oggi è giorno di visita. Papà è molto nervoso e mia mamma e mio fratello non sono mai più tornati a casa.”

Add a comment