Emdr Terapia Psicologica Pesaro

Emdr Terapia Psicologica Pesaro – Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari

Consulente Tecnico d’Ufficio in ambito civile

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima. Se nell’anima c’è una ferita, gli occhi lo rivelano. La psicologa americana Francine Shapiro alla fine degli anni ‘80 ha fatto una scoperta sensazionale: gli occhi non si limitano a svelare il mondo interno, ma se opportunamente stimolati diventano i protagonisti attivi della sua guarigione.

Guarire dal trauma con l’EMDR

Emdr è l’acronimo di “Eye Movement Desensitization and Reprocessing” che significa Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari. Utilizzato in origine per alleviare lo stress associato ai ricordi traumatici, dal 1989 ad oggi l’Emdr è diventato lo strumento psicoterapeutico d’elezione per elaborare i traumi psicologici.

CHE COS’È UN TRAUMA PSICOLOGICO?

Il TRAUMA PSICOLOGICO è una ferita dell’anima che si genera come conseguenza all’aver vissuto un evento esterno improvviso o una serie di eventi altamente stressanti, i quali producono un impatto talmente negativo sulla persona, da rompere il suo modo consueto di vivere e percepire il mondo.  Il trauma DISORGANIZZA LE STRATEGIE DI DIFESA E DI ADATTAMENTO IN CHI LO SUBISCE, crea una ferita sul Sé e un impatto sulla salute, in quanto lo stress prodotto indebolisce il sistema immunitario del corpo.

Gli eventi traumatici facilmente identificabili sono i cosiddetti traumi “T” caratterizzati da una percezione di pericolo molto intensa e da minaccia di morte, propria o di persone care, vissuti con un intenso orrore e senso di vulnerabilità.

Appartengono a questa categoria eventi di grande portata come essere vittima di un incidente stradale o ferroviario, un sequestro o una rapina con armi da fuoco, un terremoto, un’alluvione, un naufragio (per esempio della nave Concordia), un attacco terroristico, un’aggressione o una violenza sessuale, un aborto perinatale (quando si ha la perdita di un bambino tra le 27sima settimana di gravidanza e i 28 giorni dopo il parto), la perdita o la morte di una persona significativa, scoprire di avere una grave malattia (mortale o degenerativa), subire uno o più interventi chirurgici a rischio di vita.

A seguito di un evento avverso che ha minacciato la vita reagiamo tutti nello stesso modo perché siamo programmati geneticamente per sopravvivere. Le reazioni di attacco, fuga, congelamento (immobilità motoria) e finta morte (anestesia emotiva e corporea), funzionali al momento del pericolo, diventano però disfunzionali se continuano ad essere attivate in situazioni di sicurezza e a distanza di tempo dall’evento traumatico.

“ È bene sapere che non tutti i traumi traumatizzano e non tutte le persone che hanno vissuto dei traumi sono traumatizzate perché IL CERVELLO HA UN FUNZIONAMENTO INNATO ORIENTATO ALLA SALUTE E ALL’AUTOGUARIGIONE sia chimico che esperenziale, che trova le risorse per metabolizzare l’evento traumatico e recuperare un funzionamento equilibrato”.

Ciò che cambia è il modo di “digerire”, cioè elaborare quanto ci è successo e LASCIARLO NEL PASSATO. Questo significa riuscire a pensare o a narrare l’accaduto senza riattivare un livello di sofferenza disturbante, riprendere un funzionamento relazionale e lavorativo soddisfacente, ma soprattutto recuperare il senso della vita e la possibilità di pensare al futuro.

COSA SUCCEDE QUANDO UN EVENTO TRAUMATICO NON VIENE ELABORATO?

Le conseguenze più comuni ad un evento avverso non elaborato sono la comparsa di sintomi post-traumatici, caratterizzati da:

Pensieri intrusivi, ricordi, immagini dell’evento/ persona persa che compaiono involontariamente nello stato di veglia come flash back, accompagnati da un forte senso di disagio, oppure rivivere l’evento/ persona persa attraverso sogni –incubi o sensazioni corporee disturbanti come tachicardia o senso di nausea;
Evitamenti più o meno consapevoli dei luoghi, delle persone o di stimoli (anche oggetti) legati all’evento /persona persa;
Ipervigilanza, difficoltà ad addormentarsi ed esagerate risposte d’allarme anche di fronte a stimoli minimi;
Apatia o indifferenza verso ciò che prima suscitava interesse;
Disperazione e colpa per non aver fatto a sufficienza per le persone vicine rimaste vittime dell’accaduto o per la persona scomparsa.

I soldati reduci dal Vietnam, fortemente traumatizzati dai lunghi anni di guerra e refrattari a qualsiasi terapia psicologica e farmacologica, hanno infatti risposto positivamente al trattamento con Emdr mostrando una riduzione e poi remissione degli invalidanti sintomi del Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD).

L’Associazione per l’Emdr in Italia è molto attiva sul territorio con una task force di psicoterapeuti volontari che intervengono in situazioni di emergenza su tutto il territorio nazionale. Sono stati fatti dei trattamenti con Emdr in occasione dell’incidente del grattacielo Pirelli di Milano (2002), con i bambini della scuola di San Giuliano di Puglia dopo il terremoto in Molise (2002), nell’alluvione in Lombardia (2002) e a seguito del crollo del soffitto nella scuola elementare di Lallio a Bergamo (2003), con i terremotati dell’Aquila (2009) e dell’Emilia (2012), con i sopravvissuti al terremoto di Amatrice e del centro Italia (2016) con i familiari e i sopravvissuti nel drammatico incidente del pullman ungherese a Verona (gennaio 2017) con le persone rimaste ferite a causa del falso allarme bomba durante la finale di Champions in Piazza San Carlo a Torino (3 giugno 2017) e per ultimo nell’attentato terroristico a Barcellona con le famiglie dei due ragazzi italiani coinvolti (17 agosto 2017)

Ciò che negli anni ha reso questa tecnica terapeutica affascinante e convincente è la sua applicabilità anche ai TRAUMI RELAZIONALI, cioè a quelle condizioni di sofferenza che insorgono a seguito di esperienze negative con le figure genitoriali o ambientali significative. In particolare episodi disturbanti unici o ricorrenti accaduti nei primi 12 anni di vita diventano prognostici di come saranno affrontati i successivi eventi avversi della vita perché la qualità delle informazioni acquisite in questi primi anni di vita sono fondamentali per i fattori di sviluppo dell’identità e della personalità.

Le esperienze potenzialmente traumatiche che maturano all’interno di relazioni familiari e ambientali non protettive, umilianti, incoerenti, maltrattanti se non abusanti, spesso NON sono riconosciute come disfunzionali dalla persona che le ha vissute.

Per esempio per alcuni è normale aver assistito da piccoli ai litigi tra mamma e papà e poi vedere la mamma piangere; oppure vivere con un genitore sempre triste e bisognoso di aiuto, o aver perso una figura familiare importante e non essere stato informato. L’Emdr lavora anche su questi traumi cosiddetti “minori”, che RIGUARDANO LA RELAZIONE CON LE FIGURE DI ATTACCAMENTO E GLI ADULTI DI RIFERIMENTO DELL’INFANZIA, caratterizzati da una percezione di pericolo non intensa, ma che generano un malessere soggettivo disturbante che si manifesta anche a distanza di tempo in situazioni evocative come ricevere un rimprovero da un superiore, affrontare una separazione dal partner o dal figlio, subire un tradimento, un licenziamento, una bocciatura ad un esame, l’interruzione di una relazione sentimentale, ma possono attivarsi anche in occasione di eventi positivi come organizzare il proprio matrimonio o la nascita di un figlio.

Scoprire il tradimento del proprio partner, per esempio, non è classificabile come “T” perché non c’è minaccia alla vita, ma l’impatto sul Sé è così forte e invalidante che oscura traumi precedenti o ricordi di passati tradimenti familiari. Si lavora quindi dal momento in cui la persona l’ha scoperto.

COME SI MANIFESTANO I SINTOMI DI UN TRAUMA RELAZIONALE NON ELABORATO?

La maggior parte delle persone non va in terapia perché ha avuto un’infanzia difficile. Piuttosto arrivano perché non sono più in grado di gestire la loro vita: sono spinti a fare cose che non vorrebbero fare e non sono in grado di fare ciò che vorrebbero fare. Sono turbati, si sentono fuori controllo, infelici a casa, sul lavoro o all’interno di una relazione amicale o sentimentale. Qualcuno potrebbe provare ansia nell’entrare in una stanza con molte persone senza sapere il perché o sviluppare una fortissima paura dei ladri senza aver mai subito rapine, o arrabbiarsi in modo spropositato con se stesso se ha sbagliato un compito, o reagire ad ogni minima distrazione del partner con una significativa perdita di autostima e di fiducia in lui o lei. Qualcun altro potrebbe avere dei problemi nel rapportarsi con il superiore o i colleghi senza essere in grado di dare una spiegazione al disagio provato. Altri ancora potrebbero avvertire una sgradevole sensazione di nausea, sviluppare forti mal di testa o sentire un senso di oppressione alla gola o allo stomaco in determinate circostanze e non in altre.

Certi problemi potrebbero essere semplicemente legati alla situazione nella quale vengono percepiti, molti altri sono legati alle CONVINZIONI e alle REAZIONI EMOTIVE O COMPORTAMENTALI della persona nei confronti di chi lo circonda.

Secondo il modello dell’Adaptive Information Processing (Elaborazione adattiva dell’informazione) che sta alla base dell’Emdr, questi pattern di emozioni, pensieri disfunzionali e sensazioni corporee sono considerati come sintomi e non come cause. LA CAUSA VIENE INDIVIDUATA NEI RICORDI DI EVENTI PRECOCI, detti “ target”, che non sono stati elaborati e che spingono la persona a delle risposte inadeguate nel presente.

Per esempio la persona che “sente di non valere” metterà in atto azioni che rispecchiano questa sua idea così da fare in modo che gli altri lo vedano esattamente come lui crede di essere. Potrebbe interpretare anche una innocente distrazione da parte di un altro come sprezzante e avvilente, rafforzando la propria concezione negativa di sé. Il “credere di non valere” NON È LA CAUSA MA IL SINTOMO DEL SUO MALESSERE. La causa è l’esperienza di vita precoce non elaborata che contiene quella sensazione e quell’idea di sé.

Il modello dell’AIP distingue l’Emdr dalle altre forme di psicoterapia per il fatto che vede le situazioni che provocano un disagio nel presente solo come degli attivatori, detti “trigger”, in grado di richiamare alla mente eventi del passato che non sono stati elaborati correttamente. Vivere un evento traumatico, o il ripetersi di situazioni stressanti, inibiscono la normale capacità elaborativa del cervello e gli aspetti primari del ricordo (le immagini, i suoni, i pensieri distorti, le emozioni e le sensazioni corporee) rimangono intrappolati nella memoria con la stessa intensità sperimentata al momento dell’evento. Quando a distanza di tempo dagli eventi disturbanti dell’infanzia o dell’adolescenza, la persona riferisce la comparsa di sintomi in concomitanza di una situazione stressante o in apparenza senza alcun motivo, con l’attivazione di risposte emotive, fisiche, cognitive e comportamentali intense e non controllabili, ecco che il sintomo riferito dalla persona diventa la porta d’ingresso per cercare il collegamento tra la difficoltà presente e gli eventi di vita avvenuti nel passato.

“Secondo l’Emdr i sintomi attuali sono il risultato dell’attivazione di ricordi non elaborati del passato e rappresentano un tentativo sensato ma disfunzionale di dare soluzione ad una condizione di sofferenza”

DURANTE IL TRATTAMENTO EMDR SI VIENE IPNOTIZZATI?

Assolutamente no. La terapia EMDR prevede otto fasi e solo in alcune di queste si utilizza la stimolazione oculare bilaterale alternata. La qualità del lavoro terapeutico con EMDR tiene in considerazione sia la diagnosi, costruita a partire da un’accurata valutazione dei sintomi riferiti dal paziente, ma in particolare si basa sulla raccolta anamnestica della sua storia di vita e la comprensione delle esperienze sfavorevoli che hanno contribuito a sviluppare il problema psicologico nel corso del tempo. Questo è il motivo per cui spesso pazienti con diagnosi diverse hanno storie di vita simili, e pazienti con diverse storie di vita hanno la stessa diagnosi. Una volta identificati gli eventi passati responsabili dell’attuale sintomatologia, detti ricordi target, si procede con la fase di desensibilizzazione che prevede la stimolazione oculare.

Il terapeuta stimola i movimenti oculari alla persona che rimane vigile e nello stato di veglia per tutto il processo. E’ LA PERSONA STESSA A REALIZZARE E REGOLARE IL LAVORO CON LA VICINANZA DEL TERAPEUTA. I movimenti oculari sono gli stessi che utilizziamo in modo del tutto inconsapevole durante la fase REM del sonno. La persona lavora sul ricordo del passato rimanendo nel presente, con il richiamo associativo dei ricordi autobiografici reintegra il frammento esperienziale negativo rimasto isolato nella memoria associativa riducendo il suo significato doloroso.

Alla fine del trattamento con Emdr L’EVENTO PUÒ ESSERE RICORDATO SENZA ESSERNE PIÙ TURBATI perché l’emozione ad esso associato defluisce, il suo significato viene riorganizzato in modo tale da non permettere al suo ricordo di avere una ricaduta nel presente sotto forma di sofferenza e il sintomo può lasciare il posto ad un funzionamento emotivo e comportamentale riabilitato.

L’EMDR PUÒ ESSERE APPLICATO ANCHE SU BAMBINI E ADOLESCENTI?

L’Emdr può essere applicato anche su bambini e adolescenti, la cui capacità di provare emozioni dolorose viene spesso sottovalutata dai grandi, probabilmente perché le esprimono con modalità diverse da quelle degli adulti. Per esempio a seguito della perdita di un nonno vicino, di un allontanamento dalla famiglia per una ospedalizzazione o un campo estivo, o assistere ai frequenti litigi tra i genitori e dover poi sopportare i loro silenzi ostili o sostenere un continuo stato di conflitto in caso di separazione. Indipendentemente dal fatto di essere stati coinvolti o meno nell’evento stressante, i bambini si rendono conto e sentono quando succede qualcosa di grave. Se si tace o si è vaghi rispetto a questo, lasciamo il bambino solo con le sue fantasie, che in genere sono peggiori della realtà. Queste fantasie negative possono provocare un senso di ansia e terrore che lasciano segni permanenti e si manifestano in seguito come vulnerabilità fisica o psichica.

I bambini reagiscono in modo diverso al dolore: alcuni piangono o protestano, altri negano la realtà o dimostrano apatia e facilità a distrarsi, comportandosi come se non avessero sentito quello che gli è stato appena spiegato o mostrandosi sempre svogliati. Altri ancora mettono in atto i traumi vissuti attraverso un comportamento iperattivo o aggressivo, sviluppano paure irrazionali, insonnie o incubi notturni, oppure utilizzano il corpo come veicolo per una richiesta di aiuto dando origine a cefalea o gastralgia, enuresi, balbuzie.

I bambini sono molto impressionabili e il loro livello di esperienza non è tale da dare loro una visione equilibrata della realtà e di loro stessi.

Se sentono per esempio un racconto spaventoso o vedono alla televisione una scena sgradevole di un film o un telegiornale, possono credere che quei fatti possono accadere anche a loro. Queste ed altre esperienze appaiono spesso agli occhi degli adulti prive di importanza proprio perché non rispondono ai criteri dello “spaventoso”. IL FATTO È QUINDI TRAUMATICO SOLO DAL PUNTO DI VISTA DEL BAMBINO CHE RISCHIA DI NON RICEVERE UN’ADEGUATA RISPOSTA AL DISAGIO PROVATO, bloccando di conseguenza la possibilità di elaborarlo.

I bambini tendono a fidarsi molto degli adulti, soprattutto delle figure genitoriali che hanno una grande credibilità ai loro occhi: se un adulto fa o dice qualcosa di negativo o di grave, il bambino attribuisce a sé la colpa, non ai problemi dell’adulto. Per esempio il rimprovero di un genitore per un compito scolastico non riuscito ha spesso un valore educativo e difficilmente produce conseguenze deleterie. Tuttavia nel momento in cui questo avviene il bambino percepisce probabilmente l’evento come soggettivamente doloroso. Se in questa famiglia è presente nel complesso una buona interazione genitori-figlio, l’episodio rimane isolato e senza conseguenze negative. Se invece si fa un uso eccessivo del rimprovero come modalità educativa, allora questa situazione diventa un “ABUSO” e acquisisce una dimensione traumatica per quel bambino che imparerà a percepirsi stupido, colpevole e sbagliato.

NON TUTTI I TRAUMI HANNO ORIGINE DALLE RELAZIONI FAMILIARI

Anche gli ambienti sociali e scolastici diventano luoghi di esperienze avverse. QUANTI DI VOI RICORDANO DI AVER SUBITO UN’UMILIAZIONE ALLE SCUOLE ELEMENTARI? Chi vi ha umiliato era un insegnante o un allenatore, un gruppo di amici o un compagno prepotente? Subire o assistere ad ATTI DI BULLISMO a scuola o essere umiliati da un’insegnante sono esperienze purtroppo comuni nel periodo dell’infanzia. Quando a distanza di molti anni ci si ritrova a ricordare quegli episodi, alcuni sentono ancora il calore delle emozioni provate o hanno i brividi nel corpo. Ciò significa che il ricordo non è stato elaborato e questo può essere responsabile delle limitazioni che avvertono nel presente.

QUALE FIGURA PROFESSIONALE PUO’ USARE L’EMDR?

L’Emdr è uno strumento psicoterapeutico la cui applicazione è riservata agli psicoterapeuti con formazione specifica. Può essere inserito all’interno di una psicoterapia o applicata in modo circoscritto su un evento specifico da trattare.

L’EMDR E’ UNA TECNICA RICONOSCIUTA VALIDA DALLA COMUNITA’ SCIENTIFICA?

L’Emdr è un metodo evidence-based, cioè basato su un evidenza empirica. La presenza di un’informazione registrata in memoria in modo disfunzionale è infatti visibile a livello cerebrale mediante gli strumenti di neuro imaging come la risonanza magnetica o la tomografia ad emissione di positroni (PET) che mostrano una distribuzione anomala del flusso cerebrale nella regione limbica del cervello e una riduzione volumetrica dell’ippocampo e dell’amigdala, gli organi deputati a offrire una risposta biochimica in presenza di uno stimolo emotivo. L’efficacia del trattamento Emdr è stata dimostrata fotografando il cervello prima e dopo la terapia, documentando una rigenerazione del volume dell’ippocampo e dell’amigdala e una normalizzazione del flusso sanguigno cerebrale in area limbica.

Queste recenti scoperte confermano l’intrinseca connessione mente – corpo e riconoscono l’efficacia del metodo dalla Comunità Scientifica Internazionale e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Italia il Ministero della Sanità ha accordato all’Emdr un’efficacia pari alla sertralina (farmaco prescritto per il trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia) per la cura dei Disturbi Post Traumatici da Stress ed è ufficialmente usato dagli psicologi della Polizia di Stato e dalla Marina Militare Italiana.

TESTIMONIANZE

Tante sono le testimonianze di persone che sono tornate a vivere e a recuperare un benessere grazie all’Emdr dopo aver vissuto situazioni di vita drammatiche.

Articolo consigliato di Rai News Salute: Come superare un trauma e ritrovare la serenità? Bastano otto sedute di Emdr.

Video consigliato su RaiNews24: Intervista ad Isabel Fernandez sull’emergenza, Presidente dell’Associazione per l’Emdr in Italia, in occasione della valanga di Rigopiano del 18 gennaio 2017

 

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