Accompagnamento alla nascita

…se è vero che noi ci scegliamo il momento, il luogo e le persone per nascere perché vi intravediamo una buona occasione di crescita personale, mi piace pensare che tutta questa fatica non andrà perduta – Federico Cardinali

Accompagnamento alla nascita

L’attesa di un bambino è un progetto importante che riguarda un uomo e una donna. Significa cominciare a pensarsi non più in due, ma in tre. Ogni gravidanza ha una storia da raccontare: parla di desiderio o di imprevisto, di cambiamento o irresponsabilità, di decisioni da prendere o da rimandare, di progetti conclusi o progetti interrotti.

Spetta al primo figlio chiedere a quell’uomo e a quella donna di diventare padre e madre, di prendersi uno impegno per sempre, comunque vadano le cose tra di loro. E sempre a quell’uomo e a quella donna spetta prendersi questa responsabilità, aprirsi a quell’esperienza che fino ad allora si era sempre guardati dal basso come figli e… fare il” salto”. Ed ecco che, dopo un iniziale, fisiologico momento di disorientamento, ognuno comincerà a svolgere i compiti che gli competono: mentre il bambino cresce e scambia con l’organismo che lo ospita tutte le informazioni necessarie alla sua crescita, la donna comincerà a percepire e prendersi cura del suo corpo in modo diverso. Per la prima volta scoprirà che l’ascolto e il dialogo con le tante voci che intrattiene nei suoi pensieri e con le persone che la circondano non è più lo stesso, che certe convinzioni ritenute sicure perderanno la loro forza mentre altre, mai considerate o aspramente criticate, saranno guardate con più indulgenza e simpatia. Anche lo sguardo che poserà sul suo compagno non sarà più lo stesso.

L’uomo da parte sua non ha un corpo che aiuta la sua mente a comprendere e a preparare i suoi cambiamenti. La sua gravidanza si realizza nel “fare” tutto ciò che serve alla sua compagna (visite mediche, preparazione della cameretta,…) e, se proprio lo desidera, può rallentare i suoi ritmi lavorativi per dedicarsi con lei ai corsi pre-parto e confrontarsi con altri “uomini in attesa”. Ma non è così scontato che anche gli uomini siano incinti!! La gravidanza è ancora considerata un fatto esclusivamente femminile: i corsi sono detti di “preparazione al parto” e la presenza dell’uomo diventa facoltativa. Eh già, è la donna a dover partorire e non l’uomo! Si, ma a lui chi lo prepara a diventare padre? Chi glielo spiega che anche i suoi dubbi e le sue domande sono importanti? O è sufficiente che faccia ciò che gli viene chiesto…?

In realtà ad aspettare un bambino si è in due: se la gravidanza fisica riguarda solo la donna, la gravidanza mentale è uno stato che riguarda anche il suo compagno. Non vanno sottovalutati i suoi pensieri né i suoi modelli di apprendimento… c’è una scuola culturale che abbiamo frequentato tutti dove ci hanno insegnato che i figli sono solo della mamma e il padre continua la sua vita come se niente per lui fosse cambiato. Questa scuola purtroppo ci ha anche insegnato che quando la gravidanza di un figlio per un qualche motivo si interrompe, a pagarla in termini di sofferenza è solo lei, la donna, perché è a lei che le si svuota il corpo e un pezzo di cuore.

L’accompagnamento alla nascita si rivolge alla coppia nella sua interezza per diffondere una cultura più consapevole e condivisa della genitorialità, in vista dei cambiamenti che avverranno non solo all’interno della coppia, ma anche nel dialogo e confronto con la famiglia allargata. Quando nasce una bambino, nascono infatti un padre e una madre, ma anche due nonni e due nonne: perché il bambino e la sua famiglia possano crescere in salute da una parte è bene che queste tre generazioni interagiscano e possano aver bisogno l’una dell’altra, dall’altra è importante che ognuna di loro abbia il suo spazio vitale non invaso dalle altre!

L’ordine e il rispetto dei confini tra queste tre generazioni saranno fondamentali per la salute e la crescita del bambino: rappresentano il suo ambiente psicologico e latte relazionale. Sono tutte dimensioni che meritano cura e consapevolezza per lasciare in eredità ai figli una famiglia non perfetta (che è un falso obiettivo), ma sufficientemente buona.

Dà più forza sapere di essere amati che sapere di essere forti – Goethe